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02/09/2008 23:14 in varie

 

Dedicato a chi ancora ogni tanto passa di qui... e perchè no anche a me.

Tra le altre cose si avvicina il compleanno: maledetto tempo di bilanci...


alfox1982.   2 commenti
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Hope !?

04/08/2008 10:46 in varie

My fingers are lazy

my brain is slow and

my heart is tired, but

Hope lives.


alfox1982.   Nessun commento
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cambiamenti epocali

10/07/2008 19:58 in varie

Oggi: 10 luglio 2008 cedo.

Sono caduto anche io nel tunnel della telefonia mobile. Il lato oscuro ha vinto ancora.


alfox1982.   10 commenti
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aggiornamento audio-blog

23/06/2008 15:39 in varie
Due sole righe per segnalare che ho pubblicato un aggiornamento del mio "audio-blog" ufficiale: Angolo Improvviso . Se non avete niente di meglio da fare fateci un salto

alfox1982.   Nessun commento
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...

17/06/2008 19:17 in varie

Mario Rigoni Stern (Asiago, 1 novembre 1921 – Asiago, 16 giugno 2008)

Addio Sergent Magiur. Ci sei arrivato a baita, ci arriveremo tutti prima o poi.....

alfox1982.   Un commento

seminare ...

16/06/2008 14:18 in varie


"Dicono che c'è un tempo per seminare

e uno che hai voglia ad aspettare
un tempo sognato che viene di notte
e un altro di giorno teso
come un lino a sventolare. "

Con questi versi, ispirato palesemente dal terzo capitolo de l'Ecclesiaste (o forse sarebbe meglio dire dal libro di Quelet) Ivano Fossati inizia questa canzone.



Quelet inizia il terzo capitolo così:

"Per ogni cosa c`è il suo momento, il suo tempo per ogni faccenda sotto il cielo. C`è un tempo per nascere e un tempo per morire, un tempo per piantare e un tempo per sradicare le piante. Un tempo per uccidere e un tempo per guarire,un tempo per demolire e un tempo per costruire."

Ho bisogno di ricominciare a seminare seriamente. Ho bisogno di trovare la forza di farlo anche guardando la terra arida e sapendo che per molto tempo ancora non darà frutto. Una volta ci riuscivo meglio. Forse avevo più volontà, forse i miei sogni erano più vividi o semplicemente era più forte in me la speranza (per non osare parlare di convinzione) che potessero avverarsi. Oggi è diverso: stanco, seduto sull'aratro guardo dubbioso la terra secca, alle spalle un non rassicurante granaio mezzo pieno (o mezzo vuoto). Ho intenzione di ricominciare a seminare. Ce la farò ? E poi crescerà, darà frutto  ? Mi appiglierò a qualsiasi cosa e di sicuro ci proverò. Sono sicuro che ne valga la pena, ma dicono che tentare sia il primo passo verso il fallimento. Non tentare rimane un fallimento già compiuto.

"Quando passerà questa notte interna, l’universo,
e io, l’anima mia, avrò il mio giorno?
"

aL

p.s. presto un aggiornamento sulla miriade di novità che ci sono dall'ultima volta e scusate le prolungate assenze.
alfox1982.   3 commenti

Sogno (inquietante) di una notte di mezza primavera

07/05/2008 13:21 in varie

Ebbene sì, è successo. Stanotte ho sognato il giorno della mia laurea, se di laurea si può parlare. Con dei piccoli dettagli che si potrebbero eufemisticamente definire inquietanti.
La situazione come in tutti i sogni/incubi assume i soliti contorni surreali frutto della nostra mente malata. Ma veniamo al racconto.
É il giorno della laurea, agghindato come tradizione vuole, mi ritrovo nel solito marasma di gente che affolla la facoltà. Piccolo dettaglio osservando i "contorni" noto che non siamo in facoltà, ma in una scuola di musica che ho frequentato per 8 anni. Dal fondo del corridoio intravedo i parenti venuti ad assistere, so che sarà un disastro ma bluffo con mio padre. "Andrà tutto bene" gli dico. Viene il momento della chiamata.Siamo in 8, ma 6 non si presentano (come se fosse normale non presentarsi il giorno della laurea). Tocca a me leggono il titolo ecc... e scoprono che la mia tesi è stata consegnata "in bianco": non c'è scritto niente. L'insegnante di PSI sconsolata mi guarda e mi dice "Fox, da lei non ce la aspettavamo proprio". Cerco di fare buon viso a cattivo gioco e tento di non incrociare lo sguardo del mio relatore. Mentalmente comincio a fare i conti: media voti + 0 punti di prova di finale. Forse burocraticamente potrei essere a posto lo stesso ...
... mi sforzo di trovare un appiglio ...
...
...
.... mi sveglio. Ho le palpitazioni a 10000 come quando da piccolo sognavo di morire annegato o di cadere nel vuoto con tutto il letto che ruotava nell'aria facendomi perdere il senso dell'orientamento .

Fatto sta che stamattina mi sono rimesso a lavorare sulla tesi.

alfox1982.   8 commenti

... effettivamente

27/04/2008 21:51 in varie


«Con le dita adesso... le metti lì sui tasti, sbatti e viene fuori la musica che va nelle orecchie alla gente
"Suonare il piano" - Mago FORREST

alfox1982.   3 commenti
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Musica... maestro(?)

17/04/2008 23:39 in varie
Fusse che fusse a vorta bbona? Ho risistemato il player a lato.... magari adesso va.
Speriamo.
alfox1982.   4 commenti

Ze-ro: 0

16/04/2008 14:04 in varie


Ze-ro. Due sillabe che racchiudono un'infinità di significati, di idee, di concetti. Una parola che pronunciata lentamente solletica la lingua.Un significante con una lunga storia. Da wikipedia apprendiamo:

Attorno al 300 a.C., i babilonesi iniziarono a usare un semplice sistema di numerazione in cui impiegavano due cunei pendenti per marcare uno spazio vuoto. Comunque, questo simbolo non aveva una vera funzione oltre a quella di segnaposto. Sembra infatti che l'origine del segno O sia da attribuire alla forma dell'impronta lasciata sulla sabbia da un ciottolo tondo (o gettone) dopo essere stato rimosso (e quindi mancanza del numero).

L'uso dello zero come numero in sé è un'introduzione relativamente recente della matematica, che si deve ai matematici indiani. Un primo studio dello zero, dovuto a Brahmagupta risale al 628.

Gli arabi appresero dagli indiani il sistema di numerazione posizionale decimale, e lo trasmisero agli europei durante il Medioevo (perciò ancora oggi in Occidente i numeri scritti con questo sistema sono detti "numeri arabi"). Essi chiamavano lo zero sifr (صفر): questo termine significa "vuoto" ma nelle traduzioni latine veniva indicato con "cephirum", cioè zefiro (figura della mitologia greca personificazione del vento di ponente).

Fu in particolare Leonardo Fibonacci (Leonardo Pisano) a far conoscere la numerazione posizionale in Europa: nel suo Liber Abaci, pubblicato nel 1202, egli tradusse sifr in zephirus; da questo si ebbe zevero e quindi zero. Anche il termine "cifra" discende da questa stessa parola sifr. Tuttavia già intorno al 1000 Gerberto d'Aurillac (poi papa col nome di Silvestro II) utilizzava un abaco basato su un rudimentale sistema posizionale. Anche nel libro inglese The Crafte of Numbynge, intorno al 1300, viene spiegato chiaramente l'uso dello zero nella rappresentazione dei numeri.

Lo Zero era usato come numero anche nella Mesoamerica precolombiana. Venne usato dagli Olmechi e dalle civilizzazioni successive.

Nella vastità delle sfumature che può indicare c'è ovviamente la mancanza completa di qualcosa (più o meno numerabile come il numero di CD o la visibilità) oppure il punto di inizio di una serie. Ancora può assumere significati "esoterici" per i fini linguisti:

TS ling., indica che un elemento linguistico è morfologicamente assente (per es. desinenza, suffisso z.) o semanticamente non distintivo (per es. tratto z.) | indica che un elemento della frase non è manifesto nel discorso ma è facilmente ricostruibile dal contesto (per es., nell’enunciato lui va a piedi, io in macchina, il verbo andare è l’elemento zero della seconda parte)

Può rappresentare un punto d'incontro come l'origine degli assi cartesiani o una delicata linea di confine. Come il saldo del conto in banca confine tra una prudente tranquillità e dei preoccupanti mal di pancia.I biologi gli hanno dedicato un gruppo sanguigno e gli acconciatori hanno pensato bene di farne una capigliatura. Ci fa pensare ai drammi del nostro tempo: più gravi, come Ground zero, o meno come il numero di parlamentari di sinistra nel nuovo parlamento.
Paradosso nel paradosso può rappresentare sia il concetto di vuoto e di pieno ... come il livello della benzina nel serbatoio o come il numero di posti liberi a teatro. Non sono da meno il concetto di partenza o di arrivo. Anno zero e numero di esami da dare per l'università.

...

Beh sì, questo elogio alla cifra tonda per eccellenza - che potrebbe tranquillamente continuare per altre 5 o sei pagine tra cantanti, applicazioni matematiche/fisiche/elettroniche e riflessioni esistenziali - è un inno alla registrazione del mio ultimo esame.
Come direbbe Giovanni Floris: "Alè".


alfox1982.   5 commenti
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